Il fine della fede cristiana sta nel perseguire l’intimità personale con Gesù. L’attivismo, anche il più benefico, non deve mai distogliere da questo scopo, da cui dipende la salvezza della propria anima. (…)  Il colloquio con Cristo deve essere coltivato con la cura maggiore, attraverso l’Eucarestia e la preghiera interiore, l’esame di coscienza, la rettifica continua delle proprie intenzioni sotto lo sguardo di Dio, per conformare la propria volontà alla Sua. La vita interiore è più necessaria dell’azione esterna. Anzi la seconda diventa sterile senza la prima; a poco a poco, il cristiano attivo assorbito e distratto dalla propria salvezza nel “fare” finisce per fidare nelle proprie qualità ed essere spinto dal desiderio del successo. Peggio: finisce per credere di essere utile a Dio. Con le migliori intenzioni, rischia di cercare, per orgoglio, la soddisfazione dell’amor proprio. Nelle opere esterne di bene c’è infatti un’attrattiva, un’auto-soddisfazione, di cui la natura umana è assetata anche più che dei piaceri delle opere cattive. Occorre stare in guardia contro questo egoismo raffinato del “ben operare”, che uccide le grazie attuali. Il cristiano deve aver sempre presente che una sola cosa conta: piacere a Dio. (…) Le opere di carità esterne devono nascere “da dentro”, come un traboccare della grazia che nasce nella vita interiore, di unione con Gesù.

Maurizio Blondet

(IL TIMONE N. 26 – ANNO V – Luglio/Agosto 2003)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...